Ingegneria Navale

AUV: i vantaggi dei veicoli completamente autonomi

Gli AUV sono veicoli autonomi utilizzati in diversi ambiti. Il genitore degli AUV (o meglio di tutti i veicoli unmanned) nasce negli anni ’60. In quegli anni, ricercatori, scienziati ed ingegneri si impegnano nella costruzione del primo veicolo autonomo capace di immergersi.

Da allora fino ad oggi, sono molti i veicoli senza pilota che aiutano le persone in moltissimi lavori, molto spesso rischiosi. I principali sono AUV e ROV, i quali hanno in particolar modo rivoluzionato l’esplorazione dei fondali marini. ROV e AUV possono infatti immergersi molto di più rispetto alle persone e possono navigare in mari poco profondi, al contrario delle usuali navi da ricerca.

Cos’è un AUV?

L’acronimo sta per Autonomous Underwater Vehicle ed indica un veicolo sottomarino autonomo.
In un altro articolo abbiamo già parlato del ROV, il quale è invece un veicolo a controllo remoto. Mentre il ROV ha bisogno di un operatore che ne guidi i movimenti e le operazioni, l’AUV naviga invece senza la stretta necessità di essere monitorato. La navigazione è impostata prima del lancio dell’AUV, così come ulteriori istruzioni necessarie alla missione.

L’AUV entra in acqua e si muove da solo, raccogliendo dati ed acquisendo immagini o video. Una volta terminata la missione, non è necessario recuperare il veicolo. Se difatti nel ROV abbiamo visto che il cavo serve anche nel recupero, l’AUV si dirige autonomamente verso la nave d’appoggio. L’importanza dell’impiego di un AUV (ma anche di tutti i tipi di droni simili) risiede in particolar modo nella questione sicurezza. È prassi utilizzare tali robot in scenari critici, evitando così di esporre vite umane a pericoli.

Cosa può fare un veicolo autonomo?

Sono generalmente pensati per la raccolta di informazioni più che per lavori specifici. L’uso principale di questi mezzi consiste nell’impostare una missione di esplorazione e ricerca. Il veicolo si muove seguendo un percorso prestabilito e raccoglie dati mentre i ricercatori in superficie si occupano di altre mansioni.

È importante ricordare che non tutti gli AUV sono uguali. Alcuni tipi hanno dei particolari sistemi che gli permettono di modificare la missione in corso. Tali sensori e strumenti permettono di riprogrammare l’AUV già in navigazione variandone ad esempio la rotta. Questo è molto utile, soprattutto se le condizioni della missione cambiano o incombono pericoli.

Potrebbe anche cambiare rotta o completare la sua missione prima del previsto in base alle informazioni che raccoglie. Per quanto detto risultano estremamente efficaci in ambiti quali sorveglianza, ricognizione, esplorazione, per conto di forze armate, enti di ricerca o aziende.

Quali sono i vantaggi dell’AUV?

  • È autonomo. Dato che possiede già tutte le istruzioni per una particolare missione, l’equipaggio non necessariamente deve sorvegliarlo. Il veicolo raccoglie dati in navigazione per poi ritornare alla nave d’appoggio e spegnersi autonomamente.
  • Non servono particolari attrezzature né personale qualificato. Poiché gestisce le missioni in maniera indipendente, l’AUV non richiede quelle particolari competenze da parte degli operatori che sono invece indispensabili per il controllo remoto. Questo influisce positivamente riducendo i costi della missione.
  • Può esplorare in completa libertà grazie all’assenza del cavo, indispensabile al contrario nel controllo remoto.
  • Sono alimentati a batteria. Non hanno un cavo di alimentazione ma una o più batterie. La durata delle batterie dipende dal modello e dalla velocità dell’AUV.
  • Gli AUV possono gestire gli imprevisti. Se il veicolo è dotato di particolari sistemi può gestire variazioni riguardanti la missione preimpostata anche se questa è in corso. Possono, ad esempio, variare la velocità per evitare consumi eccessivi della batteria.
  • L’equipaggio è al sicuro mentre lui fa tutto il lavoro. Come i ROV, anche gli AUV tengono al sicuro in superficie equipaggio e ricercatori, evitando o riducendo la necessità di immersioni.
Christian Cione

Studente magistrale di Ingegneria Navale presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Scrivo articoli inerenti allo scenario marittimo e cantieristico internazionale con maggiore attenzione verso tematiche ambientali e militari.

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