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Uccelli marini e profondità oceaniche

Osservare la natura è il metodo migliore per capire di più sul pianeta Terra; la recente missione della nave Falkor è stata un ottimo spunto per mostrare il legame tra uccelli marini e profondità oceaniche

Categorie Curiosità · News
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Studiare gli uccelli marini permetterebbe di rivelare altri segreti celati nelle profondità degli oceani. La nave da ricerca Falkor, durante la sua recente missione, ne ha visti parecchi. La sfortuna di aver incontrato solo una balena ed un singolo delfino è stata subito compensata dalla ricchissima vista di stupendi volatili.

La Falkor navigava presso il Papahanaumokuakea Marine National Monument, nelle Hawaii, quando si è accorta di essere seguita da diversi albatri. Gli animali che vivono in un particolare ambiente sono una fonte inesauribile di informazioni riguardo quel luogo. Per quanto riguarda gli oceani, lì dove tacciono le creature sotto il livello del mare molto dicono invece quelle che dominano i cieli.

Studiare gli uccelli marini permetterebbe di rivelare altri segreti celati nelle profondità degli oceani. La nave da ricerca Falkor, durante la sua recente missione, ne ha visti parecchi. La sfortuna di aver incontrato solo una balena ed un singolo delfino è stata subito compensata dalla ricchissima vista di stupendi volatili.
La nave da ricerca Falkor (fonte: Schmidt Ocean Institute)

Gli albatri sono creature maestose e leggendarie

Quando si parla di albatri ci si riferisce ad una famiglia di uccelli marini nota soprattutto per le sue notevoli dimensioni. Questi uccelli possono difatti raggiungere dimensioni di 1 metro e 20 centimetri di lunghezza e arrivare a pesare anche 12 kilogrammi. La loro apertura alare misura mediamente 2 metri ma può in alcuni casi superare anche i 3 metri come, ad esempio, nel caso del Diomedea exulans. Tale esemplare, meglio noto come albatro urlatore, è considerato l’uccello con l’apertura alare più ampia al mondo!

Il Papahanaumokuakea Marine National Monument, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, comprende una decina di isolette a nord-ovest delle Hawaii. Il luogo è un vero e proprio paradiso in terra sia per la sua bellezza che per le creature e la vegetazione lì presenti. È habitat di tantissime specie di animali e piante endemiche, ovvero esemplari che non è possibile trovare in nessun altro posto del mondo. Tantissimi uccelli marini sorvolano il Papahānaumokuākea, in particolare l’albatro di Laysan e l’albatro piedineri.

Gli uccelli marini e le correnti oceaniche sono legati

Possiamo sapere molto su ciò che avviene negli oceani osservando il comportamento degli uccelli marini. L’equipaggio della nave Falkor spiega che i volatili cercano principalmente pesce ma alcune specie anche calamari, carcasse e drammaticamente rifiuti umani. Studiare il modo in cui, ad esempio, un albatros cerca e trova cibo può indirettamente fornire conoscenze su ciò che avviene nelle profondità.

Il ragionamento è il seguente: gli albatri inseguono pesci che a loro volta si muovono verso fonti di cibo. Le principali fonti di cibo, volendo generalizzare, sono pesci più piccoli e zooplancton. Il posto migliore dove cercarlo è allora nei pressi delle montagne sottomarine perché in quei luoghi le correnti ascensionali portano cibo in superficie. Le catene montuose in superficie reindirizzano le correnti d’aria; allo stesso modo quelle sottomarine influenzano quelle oceaniche.

Le correnti oceaniche allora possono così movimentare sostanze nutritive dai fianchi di tali montagne sommerse fino ad acque poco profonde, a vantaggio dunque di quelle specie che si nutrono in superficie.
Ricordando poi che in cima alle montagne sottomarine possono svilupparsi facilmente colonne di Taylor è ancora più semplice immaginare elevate concentrazioni di cibo in quei luoghi. La Falkor ha avvistato numerosissime specie di uccelli in un punto chiamato Turnif Seamount. Dopo quanto detto è allora facile giustificare l’abbondante presenza di volatili con la natura sottomarina del luogo, la quale probabilmente favorisce il fenomento dell’upwelling e/o flussi geostrofici.

Va bene sfruttare la tecnologia ma bisogna sempre osservare la natura

L’equipaggio della Falkor racconta che durante un briefing culturale pre-crociera, uno dei partecipanti all’incontro, nonché nativo hawaiano, ha fatto un’insolita raccomandazione, ovvero di stare molto attenti ai segnali della natura. In passato era così che i marinai si orientavano, seguendo cioè i consigli e gli avvertimenti che provengono dall’ambiente e dalle specie che lo abitano. Quanto avvenuto a Turnif Seamount è un chiaro esempio di quanto detto: gli stormi suggerivano già la presenza della montagna sottomarina in maniera così palese da rendere superflua la verifica con le tecnologie e gli strumenti di bordo. Resta indiscussa l’importanza della mappatura oceanica. Essa è indispensabile per capire ciò che avviene nel mondo, non solo nelle profondità ma, come abbiamo visto, anche sulla terraferma e nei cieli.

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