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Relitto emerso dal Po: la siccità riporta a galla navi storiche

La siccità fa riemergere navi perse durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. L’ultimo ritrovamento è una chiatta, imbarcazione utilizzata per il trasporto fluviale di merci e persone

Categorie Imbarcazioni da diporto · Produzioni italiane · Storia Navale

Un altro relitto emerso dal Po porta a galla con sé la storia. A causa della siccità che affligge l’Italia, i terreni inaridiscono e riduce il livello dei corsi d’acqua. In questi giorni il fiume Po ha superato il negativo record di livello più basso battendo il precedente che risaliva al 1972.

Relitto emerso dal Po a causa della feroce siccità

Pare che a soffrire maggiormente della siccità sia il Nord Italia. Le cause di tale aridità possono ricondursi alle alte temperature invernali e alla conseguente riduzione di neve. Il passato inverno è stato il meno piovoso di sempre con temperature oltre la media.

Guardando gli affluenti del fiume, la situazione è altrettanto drammatica. L’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po lancia l’allarme: sono a rischio habitat, attività agricole e la produzione di energia idroelettrica.

Il relitto emerso dal Po: una chiatta per il trasporto di legna

Il relitto emerso dal Po è una chiatta, ovvero un battello adibito al trasporto fluviale di merci e persone. Risale al periodo della Seconda Guerra Mondiale ed è stata rinvenuta a Gualtieri, comune di Reggio Emilia. L’utilizzo della chiatta era principalmente quello legato al trasporto del legno prodotto sull’Isola degli Internati. Questo luogo, che ormai non è più un’isola per gli avvenuti cambiamenti del territorio, ospitava ex militari e prigionieri di guerra.

Reduci ed ex detenuti provenienti dai campi di concentramento avevano la possibilità di reinserirsi nella società attraverso la produzione di legname. Il sito prende infatti il nome da quelle persone a cui venne donato: le autorità locali diedero l’Isola degli Internati in concessione ad un gruppo di reduci nel 1945.

Il relitto emerso dal Po è solo uno dei tesori sui fondali

Renzo Bergamini, sindaco di Gualtieri, racconta che agli abitanti del posto capita spesso di vedere barche simili emergere. Qualcuno pensa anche a progetti rivolti a turisti e cittadini: il relitto emerso dal Po ha una storia da raccontare.

Gli storici concordano sul fatto che il Po conservi altre due famose chiatte: Zibello e Ostiglia. Le due imbarcazioni misuravano in lunghezza circa cinquanta metri e potevano trasportare più di 500 tonnellate di carico. Ancora Renzo Bergamini spiega:

“Servivano per trasportare cereali e idrocarburi all’epoca.

[…]

Recuperarle? No, sono imbarcazioni importanti e sarebbe davvero arduo se non quasi impossibile, inoltre sfasciarle per ricomporle sarebbe un peccato. Stanno bene qui, l’area è comunque valorizzata dal punto di vista storico”.

Un altro relitto emerso dal Po porta a galla con sé la storia. A causa della siccità che affligge l’Italia, i terreni inaridiscono e riduce il livello dei corsi d’acqua. In questi giorni il fiume Po ha superato il negativo record di livello più basso battendo il precedente che risaliva al 1972.
Immagine di un relitto presso l’Isola degli Internati (foto di Alessio Bonin, fotoamatore di Boretto)

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L’ente italiano Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ottiene in dono la nave da ricerca Falkor: sarà ribattezzata Gaia Blu. Gli autori del gesto sono i fondatori dello Schmidt Ocean Institute (SOI) ovvero Eric e Wendy Schmidt. La nave Falkor fu costruita nel 1981 ed acquistata nel 2009 da Eric e Wendy Schmidt. Da quell’anno in poi, la Falkor ha servito la comunità scientifica svolgendo numerose missioni intorno al mondo. Ha ospitato oltre 1000 scienziati di diversa nazionalità, compiendo 81 spedizioni. I fondali oceanici mappati dalla Falkor superano 1,3 milioni di chilometri quadrati!

Le navi della classe Cape sono un’evoluzione della precedente classe Bay in uso dall’ADF. La classe Cape è una classe di pattugliatori della regia marina australiana e dell’autorità di frontiera della stessa nazione. Le prime imbarcazioni della classe sono state fornite all’autorità di frontiera australiana (Australian Border Force, ABF) nel 2011. In seguito anche la Guardia Costiera di Trindad e Tobago ha deciso di acquistare queste navi, comprandone 2, che ha ricevuto tra il 2018 e il 2021. Queste navi hanno una stazza di 400 tonnellate. Sono lunghe quasi 60 metri e larghe 10. Il sistema di propulsione è di tipo completamente endotermico. Le navi della classe Cape hanno due motori Caterpillar 3516C. I motori sviluppano una potenza di 2525 kW a 1800 giri al minuto e sono accoppiati a due eliche tramite delle trasmissioni ZF.

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