Si è svolto qualche giorno fa, all’interno del calendario di appuntamenti di “Navigando 2018“, la conferenza dal nome “Prelude. Ormeggio della più grande nave FLNG del mondo: dal design alle operations“. Organizzata da ATENA FVG e d in collaborazione con il Distretto Tecnologico Cluster Mare FVG, l’incontro ha avuto come protagonista l’ingegnere Mauro Barozzi, project engineer della Prelude. Il progetto, a cura di Remazel, prevedeva un sistema di tensionamento dei cavi di ormeggio.

Durante l’incontro sono state descritte tutte le varie sfide affrontate per portare a compimento il progetto, dalla progettazione fino alla fase operativa.

PH: Shell

Prelude FLNG in numeri

Si tratta della nave per l’estrazione, lo stoccaggio ed il trasporto di petrolio liquefatto (FLNG) più grande al mondo. Lunga 488 metri, larga 74 (l’equivalente di 4 campi da calcio da prua a poppa), realizzata utilizzando più di 260.000 tonnellate di acciaio. Varata nel dicembre 2013, la Prelude è stata costruita nel cantiere delle Samsung Heavy Industries per la Royal Dutch Shell attraverso il consorzio Technip/Samsung (TSC).

La nave è ormeggiata al largo delle coste nord-occidentali dell’Australia, ad una distanza di 125 miglia nautiche dalla terra ferma. Ivi rimarrà per 20-25 anni a sfruttare i pozzi gassosi scoperti da Shell. E, per questo motivo, il tema sicurezza durante la progettazione e le operazioni vere e proprie è di cruciale importanza (basti pensare che la Prelude è stata progettata per resistere ad uragani di classe 5).

L’ormeggio è effettuato tramite un sistema a torretta che è di fatto l’interfaccia fra la nave ed il fondo del mare: le linee di ormeggio (16 linee misto catena-fune-catena) ed i raisers, che portano il gas estratto, si collegano alla nave attraverso questa torretta che, con 93 metri di altezza, è la più alta mai realizzata.

Sistema a torre presente a prua, PH: Shell

Il progetto italiano sulla Prelude

Il progetto, a cura di Remazel, prevede un sistema di tensionamento  ed eventuale ritensionamento delle linee di ormeggio e di movimentazione dei raisers. La sfida progettuale è stata quella di dover sottostare a molti requisiti stringenti:

  • carico di tiro di 450 tonnellate
  • impianto compatto, integrato e che potesse traslare all’interno della torretta su delle rotaie circolari.
  • considerato la pericolosità del processare gas,tutto il sistema deve essere certificato secondo la normativa Atex
  • tutti i componenti del sistema di tensionamento devono resistere strutturalmente alla radiazione del flare, ovvero la fiamma che brucia i gas in eccesso in una torre sulla murata di sinistra
  • il sistema deve poter essere smontato utilizzando esclusivamente la grua di bordo, quindi viene richiesto un peso massimo per ogni modulo del sistema (circa 40 tonnellate)

“Una sfida nella sfida” come ha voluto ricordare l’ingegnere Mauro Barozzi, un progetto importante a bordo di una nave innovativa, unica nel suo genere, che farà da nave pilota per una serie di altre navi FLNG in un futuro dove si ipotizza che il gas naturale possa sostituire i comuni combustibili fossili.

 

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