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I pescatori sequestrati in Libia ancora prigionieri a dicembre: servono nuove misure

Nonostante sia già dicembre, i pescatori sequestrati in Libia sono ancora prigionieri. Stando così le cose, occorre cambiare strada per riportare i nostri connazionali a casa entro Natale

Ci avviciniamo al Natale, eppure i pescatori sequestrati in Libia restano lì. Molte sono le lamentele dei familiari e di chi sostiene che il governo si sia dimenticato dei pescatori. Il sequestro non ha alcun senso, non esistono difatti reati commessi che giustifichino l’incarcerazione ma questa storia va comunque avanti. Ci auguriamo che ritornino in Italia per trascorrere le festività in casa coi propri familiari, già rese tristi e desolanti a causa del Covid19.

Il 12 novembre 2020 arriva la telefonata dai pescatori sequestrati in Libia, poi nulla più.

I 18 dei pescatori sequestrati in Libia riescono a parlare con le loro famiglie chiamando da Bengasi. Il sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci commenta così

“Ho voluto immediatamente accertarmi personalmente dello stato emotivo dei familiari. […]
Esprimo soddisfazione per l’impegno del governo nazionale che ha dato un segno tangibile di speranza per la liberazione dei 18 pescatori e dei due pescherecci.”

La senatrice di Forza Italia Urania Papatheu fa notare che ciò non basta:

“Sono passati tre mesi da quando 18 pescatori di Mazara del Vallo sono stati sequestrati in Libia e in tutto questo tempo il ministro degli Esteri, Di Maio, ha fatto tante promesse, ma ha ottenuto ben poco: una singola telefonata tra i pescatori e i loro familiari.”

I 18 dei pescatori sequestrati in Libia riescono a parlare con le loro famiglie chiamando da Bengasi.
Tpi

L’appello del 21 novembre 2020 al Presidente della Repubblica

In favore dei pescatori sequestrati in Libia, il Comitato Partecipazione Libera ed il Comitato Esistono i Diritti, scrivono una missiva al Presidente della Repubblica.

“Signor Presidente in data 01.09.2020 due pescherecci partiti dal porto di Mazara del Vallo sono stati bloccati dalle autorità libiche in acque internazionali e i 18 membri dell’equipaggio di entrambi i natanti sono stati sottoposti a fermo e tenuti in custodia presso una struttura penitenziaria di Bengasi, in attesa di processo. L’accusa delle autorità libiche sarebbe quella di aver violato le acque di esclusiva pertinenza economica della Libia. Entrambi i pescherecci non si trovavano in acque territoriali libiche, bensì in acque internazionali e a distanza di circa 40 miglia dalle coste libiche”.

Manca il rispetto dei diritti umani a danno dei 18 pescatori sequestrati in Libia

I comitati Partecipazione Libera ed Esistono i Diritti chiedono a Sergio Mattarella l’intervento tempestivo.

“La Libia nonostante non vi sia stato alcun riconoscimento da parte dell’Onu, rivendica da anni come propria zona economica esclusiva la porzione di mare che si estende oltre le proprie acque territoriali, ritenendo di avere diritto esclusivo allo sfruttamento economico delle risorse marine. Inoltre, a rendere ancor più odiosa tale situazione è la notizia, diffusa dal “The Libyan Address Journal”, secondo il quale il maresciallo Khalifa Haftar sarebbe disponibile a rilasciare i diciotto pescatori esclusivamente barattandoli con il rilascio di quattro scafisti libici condannati in Italia a 30 anni di carcere per aver causato la morte di 49 migranti.

Peraltro, le autorità libiche (al di là di qualche dichiarazione generica) non hanno fornito garanzie sul rispetto dei più elementari diritti umani e civili e sullo stato fisico e psicologico dei pescatori detenuti, i quali non hanno potuto contattare le proprie famiglie. Infine, tale comportamento delle autorità libiche potrebbe costituire un pericoloso precedente capace di far saltare irrimediabilmente gli equilibri geopolitici, già fragili, relativi a quell’area del Mediterraneo.”

La diplomazia e la politica sono i veri nemici dei pescatori sequestrati in Libia

Il prestigio dell’Italia nel Mediterraneo è a tutti noto. La detenzione dei pescatori sequestrati in Libia però ci mostra tutt’altro. La stima verso l’Italia certamente è messa in discussione dal momento che si dimostra incapace di difendere i diritti umani dei propri abitanti. Come è possibile che il nostro Paese lasci passare così tanto tempo? Perché non si è giunti a nulla difronte alla prigionia di onesti ed innocenti lavoratori e all’offesa del paragone con i quattro scafisti?

Il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè parlò così rispondendo ai deputati regionali

“Continuiamo ad essere preoccupati i pescatori di Mazara del Vallo che sono ancora oggi tenuti in ostaggio in Libia. Mi risulta che ci siano contatti con la Libia ma lì la situazione è complessa e delicata. Possiamo anche fare un dibattito d’aula all’Ars ma non vorrei che possa complicare la situazione perché da un lato sarebbe giusto alzare i toni ma al tempo stesso alzando i toni rischiamo di essere dannosi. Prima di ogni passo è opportuno che io abbia un confronto con la Farnesina.”

In favore dei pescatori sequestrati in Libia, il Comitato Partecipazione Libera ed il Comitato Esistono i Diritti, scrivono una missiva al Presidente della Repubblica.
Sicilia ON Press

Il governo fa del suo meglio e c’è forte speranza verso una rapida soluzione

Più di dieci parlamentari di diversi gruppi di Camera e Senato e Consiglieri dell’Assemblea Regionale Siciliana firmano una lettera. La missiva è indirizzata al Premier Conte e Luigi Di Maio con l’intento di risolvere la questione entro Natale.

“È necessario un giro di vite nell’azione diplomatica che l’Italia sta portando avanti con la Libia per liberare i 18 pescatori di Mazara del Vallo prigionieri da ormai tre mesi di miliziani che sembra afferiscano al Generale Haftar. L’opera di negoziazione evidentemente deve essere condotta in maniera diversa, magari includendo il coinvolgimento di Paesi amici che in quell’area esercitano grande influenza, e dell’UE che possiede intrinsecamente una forza diplomatica importante.

Sicuramente comprendiamo l’esigenza di riservatezza quando la diplomazia si deve muovere per esplorare le possibilità che la situazione offre, ma è indispensabile evitare che tale riserbo, con il tempo, produca un altrettanto comprensibile sensazione di abbandono nelle famiglie, difficile da vincere con gli scarsissimi elementi di cui di fatto si dispone e che si possono proporre ad oggi. Famiglie e armatori che crediamo vadano anche sostenuti economicamente, essendo venuta a mancare la loro fonte di reddito e sostentamento.”

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Christian Cionehttps://marinecue.it
Laureato junior in ingegneria navale presso l'Università Federico II ed attualmente studente magistrale dello stesso corso di studi. Appassionato di navi militari, supply vessels e veicoli unmanned.