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La neutralizzazione delle mine navali: le contromisure dalla Grande guerra ad oggi

Durante la Prima guerra mondiale gli alleati contrastarono i sottomarini tedeschi creando numerose miniere navali. Finito il conflitto le mine divennero un pericolo comune: la necessità di ripulire i mari spronò la ricerca per migliorare la neutralizzazione delle mine navali.

Tipologie di neutralizzazione delle mine navali

La neutralizzazione passiva consiste nella ricerca e nell’individuazione della mina senza prevedere la diretta rimozione della stessa. La tecnica non è efficace contro tutti i tipi di mine ma riduce al minimo il rischio di subire danni. È necessario l’uso di navi silenziose, veloci e demagnetizzate con specifiche procedure.

Le contromisure attive portano alla detonazione delle mine così da creare un varco nella zona considerata pericolosa. Queste si dividono in azioni di Mine Sweeping, Mine Hunting e Mine Breaking.

La Mine Sweeping è l’operazione attraverso la quale i cavi di ancoraggio degli ordigni vengono tagliati da più navi che trascinano un cavo tranciante. La Mine Hunting sfrutta un sonar e sistemi acustici principalmente per rintracciare la minaccia. Invece la Mine Breaking prevede la distruzione di mine per contatto: una nave particolarmente rinforzata attraversa la miniera di mare per innescare gli esplosivi e proteggere le navi al seguito.

Una volta individuate, le mine si rendono inoffensive o per lo più si fanno brillare con cariche esplosive o mediante artiglieria.

Neutralizzazione delle mine navali
Ex Cargo-Ship adibita a Sperrbrecher per operazioni di Mine Breaking durante la Seconda guerra mondiale

Le prime contromisure adottate

Durante la Grande Guerra la Regia Marina Italiana modificò pescherecci a vapore per adibirli a dragamine. Questo tipo di nave individuava ed eliminava i primi ordigni galleggianti, eventualmente applicando tecniche di Mine Sweeping per le mine ormeggiate.

La Germania utilizzò la Mine Breaking in entrambi i conflitti mondiali impiegando gli Sperrbrecher, navi civili rinforzate ed armate: si accettava la perdita di tali imbarcazioni per proteggere le unità più importanti. Curioso è invece l’addestramento di leoni marini e delfini da combattimento iniziato dagli USA e dall’Unione Sovietica. Gli animali possono individuare mine, sottomarini o altre minacce. Il programma di addestramento dei mammiferi marini precedentemente abbandonato è stato ripreso nel 2011 dal ministero della difesa ucraino.

Come si neutralizzano le mine navali attualmente

L’aumento della minaccia ha portato a sistemi tecnologicamente avanzati per la neutralizzazione delle mine navali. Il cacciamine è un’unità molto più sofisticata del dragamine: possiede infatti sistemi di rilevamento capaci di contrastare anche le mine da fondo e di mantenere una elevata soglia di sicurezza per l’equipaggio e l’unità. La cantieristica italiana divenne un riferimento nella produzione di cacciamine. La realizzazione della classe Lerici ha visto l’uso delle F.R.P (Fibre Reinforced Plastics), amagnetici e resistenti senza nulla invidiare agli acciai tradizionali.
Il successo convinse nella realizzazione di una seconda serie potenziata nella propulsione e nel sistema di combattimento. Silenziosa e dotata di apparecchiature all’avanguardia, il suo progetto interessò molte marine straniere: Usa, Malesia e Nigeria ne acquistarono il progetto.

Neutralizzazione delle mine navali
Il cacciamine Crotone nel porto spagnolo di Malaga, Javier Bueno Iturbe

Più recente è l’uso di droni durante la Mine Hunting. Gli Auotonomus Underwater Vehicles (AUV) sono veicoli subacquei senza pilota, solitamente lanciati da navi d’appoggio ed impegnati nella ricerca e neutralizzazione di mine navali. È importante notare che le potenzialità dei sistemi robotici consente di progettare veicoli capaci di svolgere anche operazioni di Mine Sweeping: particolari droni di grandi dimensioni possono infatti trascinare il cavo in coppia o collegarsi ad un elicottero, evitando così l’uso di dragamine.

Oltre agli AUV esistono altri tipi di droni con caratteristiche progettuali diversificate a seconda della missione. Ricordando che l’operatore controlla tali apparecchi dalla distanza per compiti prima svolti unicamente da navi, è facile intuire l’impatto positivo sulla sicurezza nonché sui costi derivati dalla missione.

Articolo a cura di Christian Cione

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