Articolo a cura di Ilaria DI VITTORIO

Torniamo con la rubrica NavalHistory (Clicca sul link per rimanere aggiornato sul tema!).

Fra le mille interessanti storie che possiamo apprendere dal passato, ce n’è una in particolare che spicca per curiosità e coraggio…

È questo il caso della Abraham Crijnssen, nave che si “Trasformò” in isola per eludere le pattuglie nemiche!

La “Battaglia del Mare di Giava”

Accadde il 27 febbraio 1942 e vide protagoniste la Forza Sud della Marina imperiale giapponese e quella degli alleati ABDA (American British Dutch Australian Command).
La grande espansione operata dall’impero del Sol Levante, prevedeva quindi l’imposizione del proprio dominio sull’Indonesia, all’epoca colonia delle Indie olandesi.

Posizione della battaglia nel mare di Giava
Mare di Giava. Luogo di incontro delle flotte avversarie.

 

Le forze in campo

Flotta Sud del Sol Levane

 

Bandiera flotta giapponeseLa flotta nipponica era numericamente superiore rispetto a quella degli alleati; quest’ultima poteva infatti contare su quattro incrociatori, quattordici cacciatorpedinieri ben armati e su una numerosa flotta aerea, determinante per la battaglia.

Foto dell'incrociatore Haguro
Foto dell’incrociatore Haguro

Flotta della ABDA

 

Bandiera navale olandeseDall’altra parte gli alleati contavano solamente su nove cacciatorpedinieri e incrociatori dotati di armi meno efficienti rispetto a quelle giapponesi.
L’esito della battaglia fu quindi subito chiaro e, dopo poche ore, l’ABDA si vide costretta alla ritirata.
L’Indonesia venne cosi invasa dall’esercito giapponese che dominò sulla colonia fino al 1945.

“For a house to be in unity, its members must agree. ABDA was never able to agree on strategy until it agreed the Netherlands East Indies was lost.”    (Lt. Cmdr. Steven B. Shepard, USN)

Foto dell'incrociatore HNLMS De Ruyter
L’incrociatore HNLMS De Ruyter all’ancora nel febbraio 1942, poco prima della battaglia.

La ritirata

All’ABDA fu ordinato di raggiungere la costa più vicina, quella australiana, la quale si trovava a otto giorni di navigazione dal luogo dello scontro.
A ritirarsi furono inizialmente quattro navi, tre delle quali non arrivarono mai a destinazione.

Dopo poco tempo l’unica nave rimasta fu la Abraham Crijnssen, una dragamine, ovvero una nave impiegata per bonificare le coste dalle mine nemiche.
La Crijssen era quindi una nave militare non attrezzata al combattimento, che poteva viaggiare solamente a basse velocità.
Le possibilità di sopravvivenza di questa nave contro l’esercito nipponico sembravano quindi rare e il ritorno in acque alleate impossibile.

L’idea del capitano della Abraham Crijnssen

Durante la ritirata però, il capitano dell’A. Crijnssen ordinò di accostarsi ad una piccola isola tropicale. L’idea fu quella di coprire la nave con foglie di palma e dipingere lo scafo di color marrone per confondersi con le rocce.

Foto della HNLMS Abraham Crijnssen, la nave che si camuffò in isola
PH: www.tracesofwar.com

L’esercito giapponese però difficilmente sarebbe stato ingannato da questo travestimento, così il capitano decise di prendere alcune ulteriori precauzioni:
La prima fu quella di procedere verso l’Australia costeggiando le isole tropicali rimanendo nell’ombra, la seconda di navigare solamente di notte per ridurre le probabilità di essere avvistati.

Foto della dragamine Abraham Crijnssen
Foto della dragamine Abraham Crijnssen

Dopo otto giorni di navigazione la Crijnssen raggiunse con successo le coste australiane salvando interamente il suo equipaggio.

La nave si trova ora esposta al museo navale olandese, dove è possibile visitarla dal 1995.
(www.marinemuseum.nl)

Foto della dragamine Abraham Crijnssen
Foto della dragamine Abraham Crijnssen oggi

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