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Gli incrociatori leggeri della Regia Marina: tra le migliori navi dell’epoca

Per prevenire la corsa agli armamenti, negli anni ’20 i vincitori della prima guerra mondiale avanzarono proposte per limitare la costruzione di navi da guerra: col trattato navale di Washington entrarono in vigore restrizioni internazionali per tutte le flotte

Categorie Navi Militari · Produzioni italiane · Storia Navale

Gli incrociatori leggeri della Regia Marina fecero parte della flotta italiana durante la seconda grande guerra. La Marina italiana si rinnovò con nuove unità che affiancarono le già impiegate San Giorgio, Bari e Taranto. Le nuove navi dovevano rispettare quanto stabilito dal Trattato navale di Washington, stipulato per ridurre gli armamenti nel mondo.

I nuovi incrociatori leggeri della Regia Marina rispettano il trattato

L’accordo tra le potenze vincitrici del primo conflitto mondiale limitava la costruzione di navi da battaglia: in particolare per incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini non ne fu limitato il numero ma il dislocamento complessivo.

Mentre per gli incrociatori pesanti era stabilito il dislocamento massimo di 10.000 t, gli incrociatori leggeri della Regia Marina potevano raggiungere massimo le 9.000 tonnellate. L’armamento di questi ultimi erano cannoni del calibro di 152 mm.

La serie Condottieri: le cinque classi di incrociatori leggeri della Regia Marina

L’ispirazione per i nomi delle classi veniva dai condottieri italiani medievali e rinascimentali. Ogni classe prendeva il nome della prima nave del gruppo: Alberto di Giussano, Cadorna, Montecuccoli, Duca D’Aosta e Duca degli Abruzzi. La costruzione sequenziale degli incrociatori leggeri della Regia Marina ha portato a delle realizzazioni disomogenee. Le ultime navi, infatti, sono il frutto dei miglioramenti apportati ai primi progetti.

Le classi Alberto di Giussano e Cadorna privilegiano la velocità

La classe Alberto di Giussano entrò in servizio nel 1931. Molta attenzione per la velocità si dimostra nella scelta di installare gli impianti motori da 95.000 cavalli degli incrociatori pesanti classe Zara. Alle prove si valutò una velocità di 42 nodi che si ottenne però a svantaggio delle protezioni: lo spessore della corazza era tra i 20 e 24 mm. La mancanza di una protezione subacquea segnò il destino di queste navi: furono tutte affondate da sottomarini. Le unità Cadorna conservarono le caratteristiche della Alberto di Giussano: pochi furono infatti i cambiamenti che portarono ad un lievissimo miglioramento.

La svolta degli incrociatori leggeri della Regia Marina con le classi Montecuccoli e Duca D’Aosta

Le navi classe Alberto di Giussano e classe Cadorna erano paragonabili ad unità di esplorazione piuttosto che ad incrociatori. La svolta per gli incrociatori leggeri della Regia Marina arriva con la classe Montecuccoli. Le unità erano molto più resistenti e pesanti. Alcuni difetti, tuttavia, li ereditarono dai precedenti incrociatori e si cercò di eliminarli con la classe Duca d’Aosta.

Gli incrociatori Duca d’Aosta trovarono un buon compromesso tra velocità e armamento. Migliorata la tenuta al mare, presentavano uno scafo più lungo di quattro metri e largo un metro in più rispetto ai Montecuccoli. Le mitragliere passarono da 8 a 12 mentre i lanciasiluri da 4 a 6. L’ottimo risultato è dimostrato dall’impiego nella VII divisione navale, la più usata durante la guerra.

La classe Duca degli Abruzzi

Gli incrociatori leggeri della Regia Marina fecero parte della flotta italiana durante la seconda grande guerra. La Marina italiana si rinnovò con nuove unità che affiancarono le già impiegate San Giorgio, Bari e Taranto. Le nuove navi dovevano rispettare quanto stabilito dal Trattato navale di Washington, stipulato per ridurre gli armamenti nel mondo.
La nave Duca degli Abruzzi durante una esercitazione nel 1938 (Pubblico dominio)

Garibaldi e Duca degli Abruzzi furono il risultato finale dell’evoluzione degli incrociatori leggeri della Regia Marina. Dovevano molto a tutte le altre navi poiché i successi in termini di protezione, velocità e armamento si ebbero grazie all’esperienza acquisita durante le precedenti costruzioni.

Le ultime due classi comprendevano navi con un dislocamento pari a 10.000 t ed un armamento di 10 cannoni da 152 mm (due in più ai precedenti incrociatori). Il dislocamento superò le 9.000 tonnellate e la lunghezza fuori tutto contava 187 metri: erano tra le unità più lunghe della Regia Marina. Il motore poteva fornire fino a 100.000 cavalli per una velocità di 35 nodi.

Non solo erano le migliori in Italia ma potevano benissimo competere con le più potenti navi al mondo dell’epoca.

Alcune caratteristiche della classe Duca degli Abruzzi

  • Dislocamento: 10.000 t
  • Lunghezza fuori tutto: 187 m
  • Larghezza: 19 m
  • Pescaggio: 7 m
  • Velocità max: 35 kts
  • Arma principale: 10 cannoni 152/53 mm Ansaldo
  • Equipaggio: 640

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