venerdì, 29 Maggio, 2020

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Il telegrafo del Titanic sarà recuperato da robot sottomarini

Sono passati più di 100 anni dal tragico naufragio della nave da crociera più lussuosa e tecnologica di quei tempi, nel corso degli anni sono stati recuperati migliaia di oggetti nelle vicinanze del relitto. L’azienda americana Rmst Inc. che si occupa delle operazioni di recupero e dello studio dello scafo annuncia di star pianificando una nuova missione, la prima ad esplorare gli interni per il recupero del telegrafo.

I nuovi robot sottomarini salveranno il telegrafo

L’azienda americana che da oltre 30 anni detiene i diritti di esplorazione del relitto ha fatto sapere che già sta pianificando una nuova missione di recupero. Ad annunciarlo è stato il Telegraph: lo ha stabilito un tribunale della Virginia modificando un precedente ordine giudiziario che proibiva di tagliare o di toccare qualsiasi parte dello scafo. La missione è quella di aprire un varco nello scafo e usare robot sottomarini per recuperare gli oggetti sommersi, in particolare il telegrafo senza fili di Marconi, uno dei primi fabbricati all’epoca e usato per lanciare l’allarme dopo lo scontro della nave con l’iceberg.

Il relitto del Titanic fu trovato più di di 70 anni dopo l’affondamento a 650 km dalla costa canadese, a 4000 metri di profondità nelle acque internazionali dell’Oceano Atlantico. Lo scafo si sta rapidamente disintegrando e, secondo le stime degli esperti, gli oggetti di interesse storico sarebbero recuperabili al massimo entro 15 anni.

Il telegrafo senza fili

Il telegrafo si trovava nella cosiddetta “Marconi Room”, non solo era utilizzato dall’equipaggio per comunicare con la terraferma, ma i passeggeri potevano anche spedire messaggi privati dalla nave stessa. L’apparecchio fu inventato da Guglielmo Marconi nel 1895 nelle campagne bolognesi, tramite una scintilla elettrica, un suo collaboratore riceve i segnali al di là di una collina, nasce così il telegrafo senza fili! Come funziona?

L’apparecchio è formato da un rocchetto con due avvolgimenti di filo di rame, che servono a produrre corrente alternata. Con la scintilla vengono emesse onde elettromagnetiche che, grazie all’ausilio di un’antenna, si propagano a grande distanza. Il ricevitore, invece, è composto da un tubetto contenente limatura di nichel e di argento e da una pila. Quando l’antenna capta le onde elettromagnetiche, le indirizza nel tubetto e il loro passaggio fa diminuire la resistenza della limatura metallica. Pertanto, la corrente della pila fa scattare il martelletto del telegrafo.

Con chi parlò quella notte il Titanic?

Il trasmettitore principale veniva alimentato da un generatore di 5 kW. L’impianto era collegato ad un sistema di antenne filari a 4 elementi poste tra l’albero di prora e quello di poppa ad una altezza di 60 metri. La copertura della propagazione delle onde radio variavano tra gli 800 km nelle ore diurne e circa 4000 km di notte.

Quella notte furono due i messaggi di allerta iceberg che arrivarono ai due ufficiali radiotelegrafisti, i quali però sottovalutarono l’allerta per poter trasmettere i messaggi privati dei passeggeri. Quando il Titanic colpì l’iceberg, una cinquantina di minuti dopo la prima allerta, l’imbarcazione Carpathia fu la prima a ricevere il SOS della nave che da lì a due ore sarebbe affondata negli abissi. Il Carpathia distava 4 ore di navigazione, tra l’altro doveva viaggiare di notte e in una rotta piena di iceberg; grazie al suo arrivo più di 710 vite poterono essere salvate.

Da allora tutte le navi furono obbligate a tenere acceso un apparato “wireless” 24 ore su 24; lo stesso segnale SOS (sequenza di segnali Morse: tre punti, tre linee, tre punti) era un segnale di soccorso poco conosciuto e cominciò a diffondersi dopo il naufragio.

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Beatrice Italianohttps://marinecue.it
Studentessa di Ingegneria Navale della Federico II. Da qualche anno ho scoperto la passione per il mare e per le costruzioni navali, la scienza e la tecnologia alimentano il mio desiderio di scoprire e studiare sempre più cose.