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Aliscafo argo: un nuovo modo per trasportare container

La startup californiana Boundary Layer Technologies ha presentato il suo ultimo progetto, l'aliscafo argo, nave da trasporto per container.

Categorie Ingegneria Navale · Nuove costruzioni

La boundary layer technologies ha presentato il suo nuovo progetto: l’aliscafo Argo. Questo aliscafo andrà ad accompagnare il progetto di un traghetto elettrico già presentato che prende il nome di Electra. La boundary layer technologies è una startup californiana con sede a Los Angeles. Il suo obbiettivo è di innovare il mondo navalerendendolo più verde. Come abbiamo già avuto modo di vedere, ha già cominciato a farsi conoscere per le proprie idee. La nave è pensata al momento per il trasporto nel sud est asiatico, caratterizzato da molte isole collegate al momento solo da aerei. Inoltre, secondo la società che l’ha costruito permetterà di risolvere problemi di molte filiere, soprattutto dell’eletronica.

L’aliscafo Argo

L’argo sarà un aliscafo da trasporto merci, non molto diverso dal progetto Electra. Come il primo progetto, incorporerà sia un aliscafo che dei foil per la crociera. La tecnologia di queste ali, i foil appunto, è stata interamente sviluppata dalla società Boundary Layer Technologies ed è già stato sperimentato. La nave sarà propulsa da celle a combustibile, a loro volta alimentati da idrogeno verde. Secondo quanto ha dichiarato l’amministratore delegato e fondatore della società, l’idrogeno verrà mantenuto allo stato liquido. Il sistema propulsivo prenderà posto nei due scafi del catamarano. Le celle a combustibile saranno collegate a dei Pod all’altezza dei foil collegate a delle eliche. Tutti questi accorgimenti dovrebbero permettere alla nave di raggiungere i 40 nodi di velocità durante la crociera sostenuta dai foil.

Aliscafo argo
Un render dell’aliscafo Argo. Fonte: Boundary Layer Technologies

La nave dovrebbe essere lunga 110 piedi, o 33 metri e mezzo. Secondo quanto dichiarato dalla società, l’aliscafo Argo avrà una capacità di carico dell’ordine dei 20 TEU (Twenty foot equivalent units, o 20 container da 20 piedi di lunghezza), o un carico in massa dell’ordine delle 200 tonnellate. L’obbiettivo è avere un’autonomia chilometrica attorno alle 1500 miglia nautiche. Questo, secondo la società, permette all’aliscafo Argo di essere a proprio agio nelle rotte brevi nel sud est asiatico, per cui è stato pensato. La società ha dichiarato che la maggior parte dei componenti sono già stati sperimentati. I sottosistemi verranno sperimentati nel 2023, con l’obbiettivo di partire con il servizio commerciale per il terzo quarto del 2024, nel sud est asiatico, senza specificare più in profondità. È già stata presentata anche una lettera d’intenti per un servizio interpacifico con navi più grandi, basate sui sistemi dell’aliscafo argo ma ingranditi.

La scelta delle dimensioni

Dopo un’iniziale analisi delle scelte operate dalla società, viene da chiedersi il motivo della scelta di una nave così piccola per il trasporto merci. In realtà il motivo di questa scelta è duplice, infatti permette in primo luogo di entrare virtualmente in tutti i porti già esistenti. Con queste dimensioni la nave non corre il rischio di dover richiedere nuove infrastrutture portuali. Inoltre, il confronto con le navi da trasporto a corto raggio è fallace. Infatti, le 200 tonnellate di carico sono molto più simili al trasporto aereo.

Un Boeing 747-400F ha infatti un carico massimo di 124 tonnellate. Questa nave, dunque, può trasportare quanto due 747 a pieno carico, esprimendo la sua fetta di mercato. Infatti Boundary Layer Technologies ha pensato l’aliscafo Argo per far concorrenza al trasporto aereo. Da quanto dichiarato dalla società, l’aliscafo Argo sarebbe in grado di fare consegne virtualmente porta a porta a metà del prezzo del trasporto aereo e impiegandoci solo tra le 15 e le 24 ore in più.

L’idrogeno verde

L’idrogeno verde usa questo nome per distinguersi dall’idrogeno cosiddetto blu, grigio o rosa. Infatti, l’idrogeno verde viene prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua. In questo caso l’elettricità necessaria alla scissione delle molecole di acqua viene prodotta mediante fonti verdi, quali pannelli fotovoltaici oppure energia eolica. Come si può immaginare anche dal nome, questo è il processo più ecologico e a più basso impatto ambientale. L’idrogeno rosa viene così chiamato perché l’elettricità proviene da fonti nucleari.

Invece, l’idrogeno blu, come dice il nome è prodotto con metodi a basso impatto ambientale, ma non completamente neutri. Infatti, viene prodotto mediante pirolisi del metano oppure elettrolisi dell’acqua ma con elettricità non proveniente da fonti rinnovabili. La pirolisi del metano può essere sia ad alta temperatura, che non produce gas serra (il metano si scinde in carbonio solido e idrogeno gassoso) e in questo modo risulta comunque un processo ecologico. Può anche avvenire a temperature più basse, in questo modo il carbonio reagisce con l’ossigeno dando anidride carbonica. Nel codice di colore della produzione dell’idrogeno, l’idrogeno blu è seguito dalla cattura della CO2, mentre in quello grigio la CO2 viene rilasciata in atmosfera.

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