La notizia attesa da secoli: “Abbiamo trovato Atlantide” | Siamo di fronte ad una svolta epocale dell’archeologia marina

Illustrazione di una città sommersa (Pixabay FOTO) - www.marinecue.it

Illustrazione di una città sommersa (Pixabay FOTO) - www.marinecue.it

Ormai ci siamo, potremmo aver scoperto la famosa Atlantide. Non è più una leggenda, e forse siamo vicini ad una svolta.

Atlantide è uno di quei misteri che fanno sognare. È una leggendaria isola sommersa, descritta da Platone nei suoi dialoghi “Timeo” e “Crizia”, come una civiltà avanzata, potente e ricca, che a un certo punto fu punita dagli dèi e scomparve nell’oceano.

Secondo Platone, Atlantide si trovava oltre le Colonne d’Ercole (cioè lo stretto di Gibilterra) ed era governata da re saggi e giusti, almeno all’inizio. Poi però gli abitanti si sarebbero corrotti, diventando arroganti e assetati di potere, e qui arriva la catastrofe: in un solo giorno e una sola notte, l’isola sarebbe sprofondata in mare.

Da allora, nessuno ha mai smesso di cercarla. C’è chi pensa che sia solo un’invenzione filosofica di Platone, una specie di parabola sull’orgoglio e la decadenza delle civiltà. Altri invece sono convinti che un posto così sia davvero esistito e lo cercano ovunque: nei Caraibi, nel Mediterraneo, in Antartide…

In fondo, Atlantide è diventata un simbolo. Non solo di una città perduta, ma di quello che potrebbe succedere a chi si allontana dall’equilibrio con la natura e con sé stesso. Una specie di monito, mascherato da mito.

E se fosse vera?

Certe volte mi chiedo: e se Atlantide non fosse così lontana come ce la raccontano? Magari non è dispersa chissà dove nell’oceano, ma molto più vicina… tipo al largo della Sicilia. Lo so, suona da film di fantascienza, ma immaginare che una civiltà antica, perduta nel tempo, possa nascondersi proprio sotto le acque del nostro Mediterraneo… beh, fa un certo effetto. 

Chiaro, stiamo ancora nel campo delle ipotesi, e so che gli archeologi veri, quelli con le mani nella terra (o meglio, nella sabbia sottomarina), potrebbero alzare gli occhi al cielo. Anche perché la notizia che gira in rete in questi giorni ha qualcosa di affascinante. Riguarda uno di quei personaggi fuori dai giri accademici, ma capaci di far parlare tutti: si chiama André Chaisson, è un ingegnere civile che si diverte (o lavora?) a studiare mappe e fondali marini. E quello che ha trovato ha del sorprendente.

Illustrazione di un'antica città sommersa (Pixabay FOTO) - www.marinecue.it
Illustrazione di un’antica città sommersa (Pixabay FOTO) – www.marinecue.it

Un mondo antico sotto le onde

Chaisson ha pubblicato un “articol”o bello tosto, lungo, denso, pieno di dettagli, in cui racconta di aver individuato, a una quarantina di chilometri da Portopalo di Capo Passero, in Sicilia, qualcosa che assomiglia ai resti di un’antichissima città sommersa. Parliamo di una zona a circa 135 metri di profondità.

Secondo lui, si intravedono strutture che sembrano proprio umane: un porto, un grande edificio che potrebbe essere un tempio, e perfino un canale artificiale largo mezzo chilometro e lungo più di cinquanta. Secondo lui, quella città potrebbe avere la bellezza di 10.000 anni. Non è uno scherzo. E azzarda pure un nome: Telopylos, la leggendaria città dei Lestrigoni di cui parla Omero nell’Odissea.