Aragoste, sono uno dei piatti più ricercati al mondo | Se conoscessi ciò che c’è dietro la loro pesca, le eviteresti come la peste

Illustrazione di un'aragosta (Pixabay Foto) - www.marinecue.it
Al ristorante costano tantissimo, sono un pasto prelibato, eppure dietro alle aragoste ci sono alcune storie assurde.
La pesca delle aragoste è un’attività molto tradizionale, che si svolge principalmente in acque fredde come quelle dell’Atlantico settentrionale e del Mediterraneo. Le aragoste vivono in fondali rocciosi e sono molto ambite per la loro carne pregiata.
I pescatori usano trappole, chiamate “gabbie”, che vengono calate in mare e lasciate sul fondo per giorni, per catturare questi crostacei. Le gabbie sono progettate per far entrare le aragoste, ma non farle uscire facilmente.
La pesca è regolamentata per evitare sovrasfruttamento. Esistono limiti di dimensione, stagioni specifiche e zone vietate, per garantire che le aragoste possano riprodursi senza essere disturbate troppo.
Nonostante le tecniche moderne, la pesca delle aragoste rimane un mestiere che richiede molta pazienza e abilità. È anche un’attività che può essere influenzata da fattori ambientali, come l’inquinamento o i cambiamenti climatici, che mettono a rischio la popolazione di questi animali.
La pesca di aragoste
Nella regione di Gracias a Dios, in Honduras, c’è un angolo del mondo che, a prima vista, potrebbe sembrare paradisiaco. Mare cristallino, mangrovie, paludi… Ma dietro a questa bellezza nascosta c’è una realtà dura e cruda, fatta di povertà e sfruttamento. Le comunità indigene che vivono qui, soprattutto i Miskito, si dedicano alla pesca, in particolare di aragoste. Ma ciò che dovrebbe essere un mestiere tradizionale è diventato una trappola per molti di loro.
I pescatori di aragoste sono costretti a immergersi in acque profonde, con equipaggiamento rudimentale. Per loro conta solo il guadagno, perciò i pescatori sono obbligati a fare turni massacranti, rischiando costantemente la vita per un salario che non basta nemmeno a vivere decentemente.

Una situazione bruttissima
Il pericolo non è solo nelle profondità marine, ma anche in superficie. Chi lavora sott’acqua rischia di ammalarsi di bends, una malattia da decompressione che può arrivare quando risalgono troppo in fretta. A peggiorare le cose c’è il comportamento ingannevole dei commercianti, che dichiarano di vendere solo aragoste pescate con metodi “sostenibili”.
In realtà, dietro questa facciata si nasconde un business che sfrutta il lavoro dei subacquei. E così, le aragoste arrivate sul mercato americano, per un business che sfiora i 50 milioni di dollari, sono il frutto di un sistema che non si preoccupa affatto della sicurezza dei pescatori, ma solo del profitto. Purtroppo la situazione non sembra essere vicina ad una svolta.