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I leoni marini ora sanno usare un sonar per attirare i piccoli pesci

Una nuova scoperta svela che i leoni marini sono in grado di utilizzare un sonar naturale per localizzare e attirare piccoli pesci, un’abilità che li rende ancora più astuti predatori.

I leoni marini, già noti per la loro resistenza e capacità di adattamento, hanno recentemente sorpreso gli scienziati con una nuova abilità. Un gruppo di questi mammiferi, al largo delle coste del Canada, ha imparato a sfruttare un sonar installato per scopi di ricerca come strumento per localizzare le proprie prede. Questa scoperta dimostra ancora una volta l’intelligenza e la versatilità degli animali marini, che sono riusciti a trasformare un dispositivo tecnologico umano in un alleato per la caccia.

Questa abilità conferma l’acume dei leoni marini e la loro straordinaria capacità di adattarsi rapidamente a nuove opportunità di sopravvivenza. Infatti, quello che per i ricercatori doveva essere un semplice esperimento si è trasformato in una lezione di comportamento animale inaspettata.

Un esperimento sottomarino dal risultato inaspettato

A Barkley Canyon, una vallata sottomarina al largo dell’isola di Vancouver, in Canada, un gruppo di scienziati dell’Università di Miami ha installato un sonar per monitorare le risposte della fauna locale ai segnali acustici. L’obiettivo principale era studiare pesci e invertebrati, cercando di capire come questi animali rispondono a stimoli sonori periodici. Tuttavia, il team ha presto notato qualcosa di più interessante.

Un gruppo di leoni marini settentrionali ha cominciato a radunarsi regolarmente nell’area del sonar. Gli scienziati hanno scoperto che questi mammiferi avevano imparato a sfruttare il suono emesso dal dispositivo per localizzare e cacciare prede con maggiore facilità. Questo comportamento non era previsto, ma ha subito catturato l’attenzione dei ricercatori, che hanno iniziato a documentare il fenomeno con più attenzione.

Il sonar come richiamo per le prede

Ogni volta che il sonar emetteva il suo impulso acustico, varie specie di pesci e invertebrati si avvicinavano, attratte dal suono. I leoni marini, osservando questa reazione, hanno collegato il segnale sonoro con l’arrivo delle prede, sviluppando così una nuova strategia di caccia. Questo comportamento ha evidenziato una capacità di apprendimento rapido e una notevole intelligenza.

Per gli scienziati, il fatto che questi animali siano stati in grado di fare un’associazione così diretta tra il suono e la disponibilità di cibo è un segnale chiaro della loro sofisticata capacità di adattamento. I leoni marini non solo hanno riconosciuto il collegamento tra suono e prede, ma sono anche riusciti a sfruttare questa relazione a proprio vantaggio, dimostrando una strategia di caccia evolutiva complessa.

Pesci (Pixabay FOTO) – www.marinecue.it

Una strategia vantaggiosa

Non solo il suono del sonar richiama le prede, ma anche la presenza di faretti che illuminano l’area offre un ulteriore vantaggio per i leoni marini. Le luci, infatti, disturbano i pesci, rendendoli più vulnerabili e facili da catturare. Così, per questi mammiferi, l’area intorno al sonar si è trasformata in una sorta di buffet sottomarino, dove ogni dettaglio, dal suono alla luce, gioca a loro favore.

In questo contesto, la caccia diventa estremamente efficiente per i leoni marini, che possono approfittare di una concentrazione di prede maggiore rispetto a qualsiasi altro luogo. Questo comportamento mostra come le attività umane, anche non intenzionalmente, possano influenzare le abitudini di caccia della fauna marina.

Riposo e caccia: un equilibrio perfetto

Oltre a sfruttare il sonar per la caccia, i leoni marini sono stati osservati mentre si concedevano brevi momenti di riposo sul fondale marino. Dopo aver catturato qualche preda, questi mammiferi riescono a recuperare energie grazie a brevi pisolini, documentati in video, prima di risalire in superficie per respirare.

Questa alternanza tra caccia e riposo permette ai leoni marini di ottimizzare le proprie energie, garantendo loro una continua efficienza nella ricerca di cibo. I brevi intervalli di sonno, che durano fino a otto minuti, sono sufficienti per ricaricare le energie necessarie per tornare a cacciare con successo.

Implicazioni future e studi successivi

La scoperta che il sonar possa diventare un segnale di “pranzo” per i leoni marini offre spunti interessanti per ulteriori ricerche sul comportamento animale. Il fatto che questi animali siano stati in grado di sfruttare uno strumento umano per i propri bisogni solleva domande sull’interazione tra fauna selvatica e tecnologia.

Questa scoperta potrebbe portare a nuove ricerche su come le attività umane, anche quelle non direttamente legate all’ambiente, possano influenzare e modificare le abitudini della fauna marina. Gli studi futuri potrebbero svelare altre sorprese sugli adattamenti che diverse specie sono in grado di sviluppare di fronte ai cambiamenti imposti dall’uomo.

Ada Stolti

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